Reclame

giovedì 29 dicembre 2011

IL POTERE RADIANTE DEL WEB: OPPORTUNITA' O TRIONFO DEL COPIA E INCOLLA?

Come in tutte le vere grandi rivoluzioni nella storia dell’umanità, la presenza dell’innovazione tecnologica è percepita all'inizio come una proposta marginale rispetto al filone principale attraverso cui si esprime la capacità produttiva di un’epoca: l’invenzione della scrittura, per esempio, impiegò non pochi decenni a far convergere in sé le energie altrimenti convogliate nella tradizione orale; la stampa convisse a lungo con la tradizione amanuense; il cinema non ha mai soppiantato il teatro.
In attesa di capire quali effetti Internet determinerà, a lungo termine, sui processi di comunicazione del genere umano, è interessante chiedersi quali conseguenze avrà il tentacolare mondo del web sulla letteratura, sulle tecniche di stesura, sulle dinamiche di fruizione in un’epoca in cui la “long revolution” sta dispiegando i maggiori effetti.
Gli eventi del passato suggerirebbero un cauto ottimismo sulla tenuta della purezza letteraria, tuttavia restano in piedi una serie di interrogativi sui quali è opportuno riflettere. Se il principio di promozione democratica ha contribuito a scardinare la poetica ottocentesca, quale politica letteraria, oggi, si prefigura all’orizzonte? La multimedialità ci pone di fronte a nuove forme di codifica e di decodifica dei contenuti. Con il sistema multimediale gli scaffali sono accessibili a tutti, quindi emerge il dubbio se tanta facilità possa costituire un rischio. Infatti l’esploratore del web porta con sé una rete di conoscenze – inter e trans mediali – di ordine etnico, culturale, sociale; il suo modo di leggere è cambiato, è trasversale. E’ un fruitore più attento e preparato, ma potenzialmente anche pericoloso perché “infatuato dal web”. Il rischio è che la “testualità radiante” dei contenuti possa creare omologazione e confusione, plagio e ricalco e che le grandi opere finiscano in un immenso calderone di materiale indistinto.
E’ quanto ha cercato di dimostrare Shelley Jackson, scrittrice di origine filippina e personaggio singolare delle lettere americane, nota per un riuscito esperimento di narrativa elettronica su cd-rom, “The Patchwork Girl”, che riprende e rovescia il Frankenstein di Mary Shelley inventando un mostro femmina nato dalle parti di donne diverse.
Molti sostengono che la rivoluzione digitale e l’iperrealtà attentino ai principi della letteratura piegandoli alla “poetica della sutura”, all’accostamento di due lembi di culture diverse. E’ un male? Non del tutto: la contaminazione è anche ricchezza, intreccio di interessi e di generi, incontro di proposte antitetiche, tuttavia è necessario difendere le opere dalle piccole e grandi operazioni di chirurgia ipertestuale.
A questo punto, volendo liberamente spaziare con argomenti di sicura presa, si potrebbero ipotizzare due strade: quella che porta alla rinascita della letteratura, dopo una fase di decostruzione dei modelli classici, e l’altra che conduce addirittura alla rivisitazione del concetto di letteratura. Nel primo caso potrebbero sorgere nuove forme di messa in testo, attraverso codici innovativi. Nel secondo caso, invece, non ci sarebbe sbocco: nessun canone ha mai inquadrato il concetto di letteratura.
Da tempo immemorabile è in discussione al Parlamento italiano un disegno di legge per l’istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana finalizzato alla tutela dell’idioma di Dante. Organismi similari esistono già in Francia e in Spagna: assisteremo all’iniziativa di qualche zelante governo europeo che progetterà la costituzione di un ente deputato alla tutela e alla difesa della  letteratura (cartacea) dagli attacchi destrutturanti di internet?
Il dibattito è aperto anche perché, di fronte alla formidabile proliferazione di mezzi tecnologici di comunicazione, non è in pericolo solo la “purezza” letteraria, ma anche il ruolo-chiave di chi scrive. L’intervento della professoressa Anna Notaro rimanda alla storica sentenza di Roland Barthes contenuta nel saggio “La morte dell’autore”. Era il 1968. Lo scrittore intendeva costruire una base di elaborazione critica del concetto di autore. Un anno dopo, Michael Foucault raccoglieva la provocazione dando alle stampe “Che cos’è un autore”, con il quale decretava esaurita la funzione dell’autore, ormai al pari di una merce, in favore di un’accresciuta libertà del lettore nello sfruttamento del testo: “il prezzo della nascita del lettore non può essere che la morte dell’autore”.
Se agli albori degli anni ’70 i dubbi di Barthes e Foucault avevano più di una ragion d’essere, oggi avrebbero una stupefacente aderenza ai temi della modernità. A questi concetti, rimasti cristallizzati e fondamentalmente condivisi per alcuni decenni, ha risposto a metà degli anni 2000 Nicholas Rombes il quale rivitalizza la funzione creativa dell’autore “perché egli è ovunque”. Lo scrittore prende quanto di buono offre la contemporaneità dei mass media e vede nei siti personalizzati e nei blog il campo di azione nel quale l’autore si riafferma e diffonde le proprie idee.
Una nuova, inusitata, opportunità offerta da Internet che ha reso possibile, tra gli altri, anche l’interessante fenomeno della scrittura collettiva, nato a metà degli anni ‘90. In principio, specialmente in Italia, fu il gruppo Luther Blisset Project ispiratosi ad un anonimo giocatore del Milan degli anni ’80, che non aveva lasciato tracce di sé. Poi è stata la volta del Wu Ming, un gruppo di cinque scrittori italiani sconosciuti. Cinque scrittori in uno solo, sotto mentite spoglie, in ossequio al significato cinese della parola Wu Ming: senza nome, appunto. Wu Ming è un omaggio alla dissidenza (l’allusione alla questione cinese è voluta) e rappresenta il rifiuto della macchina della celebrità che trasforma l’autore (solo?) in una star dello spettacolo. Nel 2007 i Wu Ming hanno pubblicato Manituana, un romanzo ambientato nell’Ottocento, essenza di un progetto trans-mediale secondo una narrazione che scorre su diversi media con diversi linguaggi.
La tendenza ha preso piede con relativa facilità. Di recente a Napoli si è fatto conoscere il Gulp, il Gruppo umoristi ludici postmoderni il quale si è preso la briga di rielaborare in chiave ironica le più celebri favole della storia e di inserirle in un’antologia intitolata “Aggiungi un porco a favola”. Sono una ventina di scrittori, anche noti, ma alle prese con le fiabe lavorano sotto le insegne del Gulp “in difesa dell’inalienabile diritto alla risata”.
Un altro filone di sicuro interesse è quello che afferisce alla “Remix theory” che può essere definita come l’attività di scambio creativo di informazioni attraverso le tecniche digitali. L’acquisizione di materiale avviene con la semplice pratica del copia-e-incolla. Una miscellanea di contenuti e informazione che lo scrittore Eduardo Navas fa risalire alla remix musicale che fonda le sue radici dalla musica giamaicana. Un innovativo esempio di remix è stato compiuto dal complesso dei Bungt & Bangt i quali hanno prodotto l’ultimo video clip montando una lunga serie di spezzoni trafugati da Internet. Un vero esempio di video musicale ecosostenibile – hanno simpaticamente spiegato alla stampa – e a costo zero.

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