Reclame

giovedì 29 dicembre 2011

IL POTERE RADIANTE DEL WEB: OPPORTUNITA' O TRIONFO DEL COPIA E INCOLLA?

Come in tutte le vere grandi rivoluzioni nella storia dell’umanità, la presenza dell’innovazione tecnologica è percepita all'inizio come una proposta marginale rispetto al filone principale attraverso cui si esprime la capacità produttiva di un’epoca: l’invenzione della scrittura, per esempio, impiegò non pochi decenni a far convergere in sé le energie altrimenti convogliate nella tradizione orale; la stampa convisse a lungo con la tradizione amanuense; il cinema non ha mai soppiantato il teatro.
In attesa di capire quali effetti Internet determinerà, a lungo termine, sui processi di comunicazione del genere umano, è interessante chiedersi quali conseguenze avrà il tentacolare mondo del web sulla letteratura, sulle tecniche di stesura, sulle dinamiche di fruizione in un’epoca in cui la “long revolution” sta dispiegando i maggiori effetti.
Gli eventi del passato suggerirebbero un cauto ottimismo sulla tenuta della purezza letteraria, tuttavia restano in piedi una serie di interrogativi sui quali è opportuno riflettere. Se il principio di promozione democratica ha contribuito a scardinare la poetica ottocentesca, quale politica letteraria, oggi, si prefigura all’orizzonte? La multimedialità ci pone di fronte a nuove forme di codifica e di decodifica dei contenuti. Con il sistema multimediale gli scaffali sono accessibili a tutti, quindi emerge il dubbio se tanta facilità possa costituire un rischio. Infatti l’esploratore del web porta con sé una rete di conoscenze – inter e trans mediali – di ordine etnico, culturale, sociale; il suo modo di leggere è cambiato, è trasversale. E’ un fruitore più attento e preparato, ma potenzialmente anche pericoloso perché “infatuato dal web”. Il rischio è che la “testualità radiante” dei contenuti possa creare omologazione e confusione, plagio e ricalco e che le grandi opere finiscano in un immenso calderone di materiale indistinto.
E’ quanto ha cercato di dimostrare Shelley Jackson, scrittrice di origine filippina e personaggio singolare delle lettere americane, nota per un riuscito esperimento di narrativa elettronica su cd-rom, “The Patchwork Girl”, che riprende e rovescia il Frankenstein di Mary Shelley inventando un mostro femmina nato dalle parti di donne diverse.
Molti sostengono che la rivoluzione digitale e l’iperrealtà attentino ai principi della letteratura piegandoli alla “poetica della sutura”, all’accostamento di due lembi di culture diverse. E’ un male? Non del tutto: la contaminazione è anche ricchezza, intreccio di interessi e di generi, incontro di proposte antitetiche, tuttavia è necessario difendere le opere dalle piccole e grandi operazioni di chirurgia ipertestuale.
A questo punto, volendo liberamente spaziare con argomenti di sicura presa, si potrebbero ipotizzare due strade: quella che porta alla rinascita della letteratura, dopo una fase di decostruzione dei modelli classici, e l’altra che conduce addirittura alla rivisitazione del concetto di letteratura. Nel primo caso potrebbero sorgere nuove forme di messa in testo, attraverso codici innovativi. Nel secondo caso, invece, non ci sarebbe sbocco: nessun canone ha mai inquadrato il concetto di letteratura.
Da tempo immemorabile è in discussione al Parlamento italiano un disegno di legge per l’istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana finalizzato alla tutela dell’idioma di Dante. Organismi similari esistono già in Francia e in Spagna: assisteremo all’iniziativa di qualche zelante governo europeo che progetterà la costituzione di un ente deputato alla tutela e alla difesa della  letteratura (cartacea) dagli attacchi destrutturanti di internet?
Il dibattito è aperto anche perché, di fronte alla formidabile proliferazione di mezzi tecnologici di comunicazione, non è in pericolo solo la “purezza” letteraria, ma anche il ruolo-chiave di chi scrive. L’intervento della professoressa Anna Notaro rimanda alla storica sentenza di Roland Barthes contenuta nel saggio “La morte dell’autore”. Era il 1968. Lo scrittore intendeva costruire una base di elaborazione critica del concetto di autore. Un anno dopo, Michael Foucault raccoglieva la provocazione dando alle stampe “Che cos’è un autore”, con il quale decretava esaurita la funzione dell’autore, ormai al pari di una merce, in favore di un’accresciuta libertà del lettore nello sfruttamento del testo: “il prezzo della nascita del lettore non può essere che la morte dell’autore”.
Se agli albori degli anni ’70 i dubbi di Barthes e Foucault avevano più di una ragion d’essere, oggi avrebbero una stupefacente aderenza ai temi della modernità. A questi concetti, rimasti cristallizzati e fondamentalmente condivisi per alcuni decenni, ha risposto a metà degli anni 2000 Nicholas Rombes il quale rivitalizza la funzione creativa dell’autore “perché egli è ovunque”. Lo scrittore prende quanto di buono offre la contemporaneità dei mass media e vede nei siti personalizzati e nei blog il campo di azione nel quale l’autore si riafferma e diffonde le proprie idee.
Una nuova, inusitata, opportunità offerta da Internet che ha reso possibile, tra gli altri, anche l’interessante fenomeno della scrittura collettiva, nato a metà degli anni ‘90. In principio, specialmente in Italia, fu il gruppo Luther Blisset Project ispiratosi ad un anonimo giocatore del Milan degli anni ’80, che non aveva lasciato tracce di sé. Poi è stata la volta del Wu Ming, un gruppo di cinque scrittori italiani sconosciuti. Cinque scrittori in uno solo, sotto mentite spoglie, in ossequio al significato cinese della parola Wu Ming: senza nome, appunto. Wu Ming è un omaggio alla dissidenza (l’allusione alla questione cinese è voluta) e rappresenta il rifiuto della macchina della celebrità che trasforma l’autore (solo?) in una star dello spettacolo. Nel 2007 i Wu Ming hanno pubblicato Manituana, un romanzo ambientato nell’Ottocento, essenza di un progetto trans-mediale secondo una narrazione che scorre su diversi media con diversi linguaggi.
La tendenza ha preso piede con relativa facilità. Di recente a Napoli si è fatto conoscere il Gulp, il Gruppo umoristi ludici postmoderni il quale si è preso la briga di rielaborare in chiave ironica le più celebri favole della storia e di inserirle in un’antologia intitolata “Aggiungi un porco a favola”. Sono una ventina di scrittori, anche noti, ma alle prese con le fiabe lavorano sotto le insegne del Gulp “in difesa dell’inalienabile diritto alla risata”.
Un altro filone di sicuro interesse è quello che afferisce alla “Remix theory” che può essere definita come l’attività di scambio creativo di informazioni attraverso le tecniche digitali. L’acquisizione di materiale avviene con la semplice pratica del copia-e-incolla. Una miscellanea di contenuti e informazione che lo scrittore Eduardo Navas fa risalire alla remix musicale che fonda le sue radici dalla musica giamaicana. Un innovativo esempio di remix è stato compiuto dal complesso dei Bungt & Bangt i quali hanno prodotto l’ultimo video clip montando una lunga serie di spezzoni trafugati da Internet. Un vero esempio di video musicale ecosostenibile – hanno simpaticamente spiegato alla stampa – e a costo zero.

martedì 27 dicembre 2011

FILETTINO, IL PRINCIPATO SI ALLARGA: NOI COME SAN MARINO

Il cosiddetto Principato di Filettino, in provincia di Frosinone, si allarga: il sindaco del comune limitrofo di Collepardo Mauro Bussiglieri (Pd), si dice infatti pronto a sostenere l'iniziativa e vorrebbe entrare a farne parte. Filettino, 550 abitanti, lo scorso 24 settembre si è autoproclamato principato (il principe reggente è l'avvocato ex berlusconiano Carlo Taormina) e vuole trasformarsi in una sorta di San Marino della Ciociaria. E' già stato promosso un referendum ed eletta un'assemblea costituente. 
Secondo Taormina, Cina, Giappone e Canada sarebbero pronte a riconoscere il principato.
Il tutto nasce dalla battaglia del sindaco Luca Sellari, che vorrebbe fare del suo comune (il paese dell'alta Valle Aniene, vicino a Fiuggi, conosciuto per la stazione sciistica di campo Staffi e per il suo patrimonio naturale) un principato per scongiurare la minaccia dell'accorpamento dei comuni con meno di mille abitanti.

venerdì 23 dicembre 2011

FERROVIERI SI NASCE: MA IO NON LO DIVENTAI

Aveva ragione mio padre: altro che giornalismo, meglio se "ti imparavi ferroviere". Con il giornalismo è andata come è andata e nelle ferrovie non sono entrato.
Quindi mi sono accontentato, da piccolo, di collezionare modellini. Che ancora conservo gelosamente. Ma qualcuno dovrò pur venderlo per ragioni di spazio. 
Ecco una carrozza acquistata all'inizio degli anni '80. Si chiama Eurofima, si cominciava a vagheggiare di un'Europa unita e così in tutto il continente si costruirono gli stessi vagoni con la medesima livrea arancione. 


mercoledì 21 dicembre 2011

LATINA AL REFERENDUM: TORNIAMO AL VECCHIO NOME DI LITTORIA

Lettera a Napolitano di un comitato capeggiato da ex ufficiale dell'aeronautica: raccogliamo firme per reagire ad un'imposizione e ristabilire la verità storica

LATINA - Dicono di non essere animati da particolari nostalgie, e che Littoria, in fondo, sia un nome come un altro. Sarà, ma nella città emblema del fascismo, proporre di tornare al nome originario è sempre un fatto che crea divisioni, imbarazzo e qualche polemica. Stavolta la proposta non arriva da esponenti politici che per storia o formazione strizzano l'occhio al Duce, ma da un gruppo di signori capeggiato dall'ex ufficiale dell'aeronautica Euro Rossi, raccolti in un comitato che non ha bisogno di presentazioni: «Mi chiamo Littoria».

 

martedì 20 dicembre 2011

CALCIO E SCANDALI, PETRUCCI DURO

"E la Lega di A parla solo di soldi"

Il presidente del Coni: "Hanno fatto un incontro ieri sera e dei fatti di Cremona nemmeno una parola. Pagina che disonora lo sport. Ho saputo da Abete che il procuratore federale Palazzi era già stato allertato: le leggi ci sono, che vengano applicate".

E lei, presidente, cosa si aspettava dal tavolo della pace?

FISCO, CACCIA AI FURBETTI DEL CONTICINO

Dossier

Via al controllo dei conti correnti
ecco il maxi-computer del Fisco

Stop al segreto bancario, scattano le nuove verifiche. Faro su dichiarazioni dei redditi, patrimoni immobiliari, utenze di luce e gas, movimenti in banca. Ecco come funziona 'Serpico', il super-cervellone della Sogei che elabora 22mila dati al secondo attraverso duemila server di ETTORE LIVINI

L'ITALIA mette in campo l'arma letale nella lotta all'evasione. Il primo gennaio 2012 è il D-Day della guerra contro i furbetti del fisco. Il giorno  -  così si augura il governo Monti  -  della svolta. Il segreto bancario non esisterà più. Archiviati i botti di San Silvestro (o quando saranno raggiunti gli accordi con le banche e gli intermediari finanziari) i nostri conti correnti, i titoli che abbiamo in banca e tutte le nostre operazioni sopra i mille euro saranno un libro aperto per l'Erario.

E a rastrellare questi dati per mettere nel mirino chi muove milioni senza dichiarare un centesimo sarà Serpico. Non Frank, l'inflessibile super-poliziotto newyorchese reso immortale da Al Pacino, ma il maxi-cervellone da un milione di miliardi di byte di memoria che ronza 24 ore su 24 nei sotterranei romani della Sogei.

È lui  -  il Grande fratello dell'Agenzia delle entrate  -  il jolly del Belpaese per far fare il salto di qualità alla lotta ai furbetti del fisco. Duemila server stipati in meno di duemila metri quadri che conoscono al centesimo tutti i nostri segreti finanziari. Un super-eroe con il cervello di silicio cui è affidata un missione fondamentale per salvare le casse tricolori: quella d'acchiappa-evasori. Obiettivo: utilizzare le 22.200 informazioni al secondo che transitano dai suoi processori per stanare gli italiani che ogni anno sottraggono all'erario qualcosa come 120 miliardi (3mila euro a contribuente), una cifra che da sola basterebbe a pagare

gli interessi su tutto il nostro debito pubblico.

Il curriculum vitae di Serpico  -  acronimo di Servizi per i contribuenti  -  è già più che onorevole: da cinque anni a questa parte ha dato un contributo sostanziale per raddoppiare da 5 a 11 miliardi le cifre recuperate dall'Erario e smascherare 350mila evasori totali. Ecco come funzionerà l'acchiappa-evasori della Laurentina quando da Capodanno avrà a disposizione il suo nuovo arsenale di dati.

Un tesoro in byte. Visto così, alla prima schermata, Serpico pare una creatura innocua. Qualche campo da riempire, sfondo turchese e due caselle chiave: codice fiscale o partita Iva. Basta digitare uno dei due valori però, e il Grande Fratello del fisco mostra subito i muscoli.

La seconda videata è solo l'antipasto. Nome e cognome del contribuente, più le sue ultime cinque dichiarazioni dei redditi. Un "invio" e si va oltre. Scavando in pochi millesimi di secondo tra tutte le banche dati collegate online con l'Einstein della Sogei (catasto, demanio, motorizzazione, Inps, Inail, dogane, registri) il pc alza il tiro: sul megaschermo appaiono le auto intestate, le case, i terreni, eventuali aerei e barche.

Un altro invio, la schermata vira in blu, e il servizio è completo. Serpico ha scovato tutte le nostre utenze (luce, gas, acqua) le spese voluttuarie più alte e significative, le polizze assicurative, le operazioni per cui ci è stato chiesto il codice fiscale, persino le iscrizioni in palestra o allo Yacht club Costa Smeralda.

La quinta schermata, il bazooka come lo chiamano in Sogei, è figlia del Salva Italia ed è in fase di preparazione. Fotografati i redditi dalla dichiarazione, censiti i principali beni immobiliari, l'occhio del cervellone fotograferà i soldi che teniamo in banca, i movimenti dei nostri conti correnti e le operazioni sopra i mille euro. Le banche e gli intermediari finanziari manderanno una nota periodica e lui elaborerà per segnalare le eventuali anomalie. Una rivoluzione visto che il controllo dei conti correnti era consentito fino ad oggi solo se sul singolo contribuente era già in corso un controllo.

Il faro sui sospetti. Nessun essere umano, naturalmente, è in grado di gestire la valanga di dati che piove ogni giorno nel sotterraneo a due passi dalla Laurentina. Serpico macina quasi 31 milioni di dichiarazioni dei redditi, poco meno di 5 di comunicazioni Iva e quasi un centinaio di migliaia di pagamenti telematici all'anno.

L'Agenzia delle Entrate imposta gli algoritmi applicativi per concentrare la ricerca sulle categorie più a rischio. L'anno scorso è toccato alle finte Onlus e al redditometro, la spia che segnala la disponibilità di beni sproporzionati al reddito percepito.

Il lavoro sporco lo fanno i duemila server (che hanno un po' di gemelli in Abruzzo per salvare il data-base in caso di problemi): incrociano i dati, verificano le anomalie. E quando individuano il sospetto mandano in automatico un "alert" informatico alla direzione dell'agenzia delle entrate e alla sede provinciale del caso individuato. Con un "bip" del computer il super-ispettore ha già scovato 518 proprietari di aerei e 42mila titolari di barche più lunghe di 10 metri che dichiarano meno di 20mila euro. Tutti finiti ora sotto accertamento.

Il Salva-Italia, ovviamente, moltiplica la sua efficacia. Non tanto sul fronte del numero dei contribuenti passati ai raggi X, quanto rendendo più semplice isolare i casi a rischio evasione grazie alla fotografia in tempo reale dei loro conti correnti, delle loro spese e del loro patrimonio mobiliare.

La palla agli ispettori. La verà novità della manovra, dicono in camera caritatis tutti i super-esperti di fisco, è proprio qui. Nessuno andrà a ficcare il naso nelle tasche dei contribuenti fedeli, ma gli algoritmi di analisi di rischio di Serpico selezioneranno un elenco di presunti colpevoli (si spera) a basso tasso d'errore. Le vecchie lettere del redditometro di qualche anno fa, per dire, avevano incastrato solo 12mila evasori su 75mila cartelle erariali inviate.

Le cose già ora sono migliorate (su 30mila accertamenti con il redditometro nel 2010 ben 12mila si sono conclusi con un patteggiamento dell'interessato). Gli "alert" informatici usciti dai sotterranei della Sogei, dopo l'era delle cartelle pazze, dovrebbero partorire quella delle cartelle intelligenti. E il lavoro dei 15mila ispettori delle Entrate e della Finanza  -  che nel 2010 ha scovato un evasore all'ora contro uno ogni 71 minuti del 2009  -  dovrebbe essere molto più semplice. mirato ed efficace.

Lo stesso discorso vale per Gerico, il software con cui autonomi e partite Iva calcolano la congruità dei loro redditi con gli studi di settore (la media per la loro categoria d'attività). Il timore che l'occhio lungo del fisco possa scoprire dai sotterranei della capitale i capitali evasi potrebbe convincere molti ad aumentare il tasso di fedeltà al fisco. Anche perché il Salva-Italia ha introdotto norme che premiano le dichiarazioni più realiste inasprendo le pene (indagini finanziarie più sanzioni penali) per chi dichiara il falso. E con sul collo il fiato di Serpico  -  così spera Monti e tutto il paese  -  non saranno in molti quelli che oseranno sfidare la sorte.

(da Repubblica.it) 20 dicembre 2011

COSENTINO DENUNCIATO PER VIOLENZA PRIVATA DALL'EX ADDETTO STAMPA

Nico Pirozzi racconta i momenti vissuti al fianco del coordinatore regionale campano Nicola Cosentino che secondo i pm è il referente politico del clan dei Casalesi. Cinque anni di collaborazione che si concludono con l’elezione allo scranno più alto della Regione Campania del “rivale pidiellino” Stefano Caldoro. Nel frattempo mobbyng, minacce e provocazioni.
L'intervista è di Katiuscia Laneri

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/cosentino-denunciato-violenza-privata-dallex-addetto-stampa/178256/

venerdì 16 dicembre 2011

SCURRICULUM, VIAGGIO NELL'ITALIA DELLA DEMERITOCRAZIA

"I capi non promuovono il merito, ma la fedeltà. Non creano una classe dirigente, ma una claque". La riflessione di Michele Serra su l'Amaca sembra si attagli perfettamente allo spirito con il quale Casicci e Fiorillo hanno scritto questo godibilissmo libro dal titolo emblematico. Una denuncia sul cancro che ha ucciso l'Italia, incapace di esaltare qualità e merito. Un paese sempre più in basso nella gradutoria della competitività internazionale. Ecco la recensione. 
Quando Paolo Casicci e Alberto Fiorillo hanno deciso di scrivere "Scurriculum - Viaggio nell'Italia della demeritocrazia" hanno trovato un mucchio di storie esemplari. Storie che dimostrano in modo inequivocabile come l'attuale sistema, ignobile e suicida, mortifichi i più bravi costringendoli spesso a regalare la loro intelligenza e la loro preparazione alle università, alle aziende, ai Paesi stranieri, e premi al contrario quanti hanno in tasca la tessera "giusta" o il numero del deputato "giusto". I quali utilizzano sistematicamente le aziende statali o comunali "come sfogatoio per i trombati o premio per i fedelissimi". 0 ancora per agganciare vistose signorine dai curriculum estrosi. Quanto lo stesso errore possa infettare la società italiana, rendendola sempre più debole e incapace di stare al passo di un mondo che cambia a velocità immensamente superiore alla nostra, è dimostrato da questo libro passo dopo passo. Prefazione di Gian Antonio Stella. (da Unilibro.it)

Informazioni bibliografiche

COMPRIAMO ITALIANO

Oggi nella seconda pagina di Repubblica Napoli compare una pubblicità con la quale si invita a comprare prodotti italiani. Il logo, essenziale ed efficace, è dominato da una borsa della spesa tricolore. Peccato che entrati nel sito, vi lascino all'ingresso come il più sgradito degli estranei poiché c'è il generico rimando all'indirizzo di posta elettronica info@compriamoitaliano.it
Se non altro suscita curiosità. Un bel 6 e mezzo all'operazione di marketing.

venerdì 4 novembre 2011

Analisi. "PUBBLICITA' PROGRESSO: MEDIASET NEL 2010 HA FATTO INCETTA DI SPOT GOVERNATIVI

Al Biscione 4,659 milioni di euro sui 21,466 stanziati per giornali, televisioni e radio. La Rai, essendo azienda pubblica, è obbligata a concedere spazi gratuiti alle comunicazioni istituzionali e pur avendo trasmesso spot per un valore di 890.000 euro, non ha incassato una lira.

di Mariavittoria Orsolato per www.altrenotizie.org

 
Ad aprire un qualsiasi manuale di economia, si potrà leggere come la crisi del mercato pubblicitario vada di pari passo con la crisi economica: se si deve risparmiare bisogna tagliare il superfluo e l’advertising, per quanto utile, è quasi sempre tra le voci da depennare. Nei manuali si dovrebbe però anche trovare un sottoparagrafo dal titolo “l’eccezione Italia” e il perché è presto detto. Mediaset, attraverso la concessionaria Publitalia - inutile dirlo, entrambe di proprietà del premier Berlusconi - hanno fatto incetta di spot governativi, accaparrandosi 4,659 milioni di euro sui 21,466 stanziati nel 2010 per giornali, televisioni e radio.


Un capolavoro del conflitto d’interesse grazie a cui il 22% della cifra stanziata dal governo per trasmettere le cosiddette “pubblicità progresso” - perché in fondo il livello è da Teletubbies - è finito a costo zero nelle tasche dello stesso presidente del consiglio.


La Rai, essendo azienda pubblica, è obbligata a concedere spazi gratuiti alle comunicazioni istituzionali e pur avendo trasmesso spot per un valore di 890.000 euro, non ha incassato una lira. Le restanti concorrenti, ovvero Telecom Italia Media ( La7 ed Mtv) e Sky, hanno praticamente raccolto le briciole: alla prima sono andati 333.000 euro mentre alla piattaforma del tycoon australiano poco più di 190.000 euro.


Un’operazione magistrale che, per dirla nel gergo commerciale, rimane tutta nella lunga filiera della megaholding Berlusconi, holding che come abbiamo visto, comprende anche il governo italiano. Non pago del risultato dello scorso anno, anche per il primo semestre del 2011 il Biscione ha voluto fare incetta di “pubblicità progresso”: mentre infatti la scure di Tremonti si abbatteva sui portafogli dei ministeri, Palazzo Chigi aveva designato ben 8 milioni di euro alla pubblicità istituzionale, di cui ben 2,2 erano destinati ai costi di trasmissione sul il piccolo schermo. Manco a dirlo, il 90% di questo budget pubblicitario - circa 1,9 milioni di euro - è finito nelle casse di Cologno Monzese. Che strano.


Medium diversi ma stesso copione. Pur di non lasciare nulla di intentato, Mediaset ha istituito una seconda concessionaria pubblicitaria creata ad hoc per la tv digitale pay e per contrastare ovviamente l’avversaria Sky. Negli ultimi due anni Digitalia 08, questo il nome dell’ennesima scatola cinese, ha raccolto grazie agli spot istituzionali la bellezza di 157.000 euro.


Per quanto riguarda la carta stampata invece, sia nel 2010 che quest’anno, la Mondadori - ennesima società a cui fa capo il nostro piccolo Cesare in caduta libera - ha sbaragliato la concorrenza in fatto di raccolta da fonti governative. Lo scorso anno la cifra incassata si è aggirata sul milione e mezzo di euro, mentre per il primo semestre di quest’anno siamo addirittura oltre la metà, con 767.000 euro.


Conti alla mano, le percentuali sono presto fatte: nel 2010 gli introiti di Mediaset sono lievitati di 160 milioni di euro, per un totale di 2,413 miliardi. Un miracolo che non ha nulla da invidiare a quello di San Gennaro dato che, puntuale, si è replicato nel 2011: nei primi sei mesi di quest'anno, Mondadori, Digitalia e Publitalia si sono accaparrate circa il 34% della torta delle pubblicità istituzionale (più di 2 milioni e 700 mila euro sugli 8,081 stanziati) lasciando a letteralmente a bocca asciutta i concorrenti diretti La7 e Sky.


Una volta vampirizzato il campo della pubblicità istituzionale, a rimpinguare le casse di Cologno Monzese - a scapito degli altri concorrenti - ci hanno pensato poi aziende del fu comparto statale come Eni ed Enel. Stando a quanto afferma il Corriere Economia, l’Ente Nazionale Idrocarburi avrebbe investito 21,2 milioni di euro per la sua pubblicità sulle reti Mediaset mentre in Rai avrebbe lasciato solo 13 milioni. Un distacco nettissimo rispetto al 2009, quando il cane a sei zampe aveva investito 8,9 milioni in Viale Mazzini e 12,7 milioni a Cologno Monzese.


L’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica è riuscita a fare ancora di meglio, raddoppiando l’investimento pubblicitario su Mediaset rispetto alla Rai: nel 2010 la prima ha incassato ben 19 milioni di euro mentre la seconda a malapena 11. Uno squilibrio evidente che non si spiega in altro modo, se non con l’ubiquità del presidente del consiglio. Pur avendo assunto un atteggiamento messianico, in questi tempi di crisi al mago di Arcore è riuscito un solo miracolo: moltiplicare gli introiti. I suoi ovviamente.






mercoledì 2 novembre 2011

Provocazioni. IL TESTAMENTO DI FABRIZIO DE ANDRE' RIVEDUTO E STRAPAZZATO DA ELLE KAPPA

IL TESTAMENTO
Quando la morte mi chiamerà
solo mia moglie protesterà
ho manomesso il mio testamento
e le ho soffiato l'eredità
ai suoi tre figli non lascio niente
niente di nulla diviso a metà

ai miei fenomeni da baraccone
lascio un impiego da faccendiere
insieme a un lessico da carrettiere
che privilegi l'imprecazione

a Capezzone la mia bandana
a Scilipoti mezza banana
a Minzolini, il linguagabbana
la direzione di Panorama

voglio lasciare a mia figlia Marina
che se ne frega della sentenza
il mio carisma di rara indecenza
che al mercimonio le spiani la via

tutta la Rai lascio al dandy panciuto
cento salsicce e un anacoluto
mentre a Tremonti tirchio ed arguto
a costo zero regalo uno sputo

sorella morte aspetta un momento
forse ho un legittimo impedimento
quanto sei sexy fatti palpare
e con ardire fatti trombare
dimmi la cifra che poi arrotondo
fin dentro al cuore miliardi grondo

signor becchino ho già in mente un lodo
che mi sottragga a morte rapace
prima che avviti quell'ultimo chiodo
consulti Paniz Cirielli e Storace

non seppellite 'sto capolavoro
che ha fatto fuori futuro e lavoro
se mi graziate vi cingo d'alloro
poi come a Ruby vi copro d'oro

prima di andare a marcir nella fossa
m'inchino a Vespa, il mio scendiletto
e i nei di Renzi e la sua wiki-rissa
con gioia lascio all'affabile insetto

ai Corleonesi
i miei deputati
ai Casalesi i disoccupati
a Ignazio la Russa sei Maserati
venti Ferrari e due croci uncinate

quando il G-20 mi chiederà
un attestato di serietà
una pernacchia forse una sola
come una tromba risuonerà
un dito medio forse uno solo
dal frollo Bossi germoglierà

se questa Italia è ormai contagiosa
e a un solo palpito dal fallimento
per evitarmi una fama ingloriosa
al maggiordomo gl'intesto lo schianto

lascio a Piersilvio un Paese che muore
che ho depredato con tutto il cuore
io del contagio sono l'untore
l'Europa crepi e vada al creatore

a tutti lascio lo spread in ascesa
e Piazza Affari che cola a picco
solo la Fininvest vola in ripresa
da questa crisi ne esco straricco

lascio al Paese la corruzione
sciolgo le lodi all'evasione
ed una cena perbene e elegante
lascio a Leopolda per esser galante

quando la morte mi chiamerà
sarò già in fuga nell'aldiquà
sarò sparito senza pagare
senza mai dire la verità
vado ad Antigua a folleggiare
vi lascio in dono la povertà

Cari sodali della mia banda
spolpammo insieme la stessa terra
tessemmo in coro il medesimo inganno
per trasformare l'Italia in Gomorra
ma adesso Papi vi lascia soli
perché il momento si fa ferale
già sono in volo mille cetrioli
al posto mio qualcun altro s'immoli.
(da Repubblica.it del 3.11.2011)

venerdì 28 ottobre 2011

Ricerche. FEDELTA', ORGASMO, PARTNER: I LUOGHI COMUNI SFATI DALLA SCIENZA

Una ricerca americana mette in fila tutti i risultati degli studi sulle presunte differenze tra uomini e donne sulla sessualità sfatando luoghi comuni e pregiudizi.

Ecco il servizio di Sara Ficocelli, pubblicato su Repubblica.it 

Cesare Cremonini non è più l'unico a credere che gli uomini e le donne siano uguali: a fargli eco sono anche gli scienziati. Negli ultimi 20 anni, molti studi hanno dimostrato che, quando si tratta di sesso, maschi e femmine pensano e agiscono in modo simile.

I 'miti' del diverso approccio dei generi (lui più interessato al sesso, lei all'amore e così via) sono dunque destinato ad essere soppiantati dalla schiettezza della ricerca che, una volta tanto, vede i dati provenienti da più laboratori andar tutti nella stessa direzione.


Ad aver tirato le file di queste ricerche è l'Università del Michigan di Ann Arbor (Stati Uniti), con uno studio condotto dal dottor Terry Conley e pubblicato su Current Directions in Psychological Science, la rivista dell'Associazione per le scienze psicologiche.

L'analisi di Conley ha preso come primo punto di riferimento lo stereotipo che gli uomini pensano al sesso di più delle le donne, cercando riscontro della teoria in due decenni di ricerche sul comportamento degli esseri umani. Dopo aver notato che non esiste, a livello scientifico, nessuna conferma di questo mito popolare, Conley ha concluso che "le differenze di genere non devono esser prese alla lettera per quanto riguarda la sessualità", e ha poi demolito uno per uno sei luoghi comuni sul rapporto di uomini e donne con amore e sesso.

Il più diffuso è quello secondo cui gli uomini vogliono una compagna sexy e le donne un partner benestante. Che così non è, spiega Conley, lo ha dimostrato, nel 2008, uno studio della Northwestern University pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, che ha usato la formula dello 'speed dating', ossia degli 'incontri lampo programmati', per scoprire che, al momento di scegliersi, uomini e donne sono imprevedibili allo stesso modo, non seguono regole e spesso si sentono attratti da un partner che sulla carta non rispecchia nessuna delle proprie aspettative.

"Oggi le donne - spiega la psicologa sessuologa Francesca Romana Tiberi, presidente dell'Associazione iItaliana sessuologia e psicologia relazionale - tendono a costruirsi la propria identità puntando solo sulle proprie capacità e quindi non ricercano più un partner 'comodo' sul piano economico. Anche gli uomini dal canto loro stanno modificando questa tendenza alla ricerca della partner sexy: la donna avvenente non è più sufficiente, cercano una compagna in grado di offrire un reale supporto".

Altro luogo comune sfatato è che i maschi siano promiscui e le donne monogame. In effetti i primi, se interrogati sull'argomento, affermano di praticare il sesso più spesso e con più partner rispetto alle seconde. Tuttavia, uno studio condotto nel 2003 dagli psicologi Terri Fisher dell'Ohio State University e Michele Alexander dell'università del Maine ha rivelato che queste differenze sono dovute al fatto che le donne non sempre rispondono onestamente alle domande sul sesso.

"Sono sensibili alle aspettative sociali riguardo al loro comportamento - spiega Fisher - e potrebbero non essere del tutto oneste se interrogate sulle proprie abitudini sessuali". Il presidente dell'Istituto italiano di sessuologia scientifica Fabrizio Quattrini spiega: "Oggi uomini e donne hanno uguali desideri ma i primi continuano a pavoneggiarsi delle possibili conquiste, mentre le seconde furbamente collezionano esperienze tenendole tutte per sé. Gli uomini stereotipicamente restano agganciati al desiderare più donne (solo nel pensiero) ma poi difficilmente si vedono all'interno di un tradimento, mentre le donne, pur non promuovendo una campagna a favore delle conquiste, sono le prime a confessare eventuali tradimenti".

Secondo uno studio della Ohio State University di Mansfield, anche quella che gli uomini pensano al sesso ogni sette secondi sarebbe una leggenda metropolitana. Gli studenti universitari, scrivono gli scienziati, fantasticherebbero sul coito appena 18 volte al giorno (contro le 10 delle donne) e ci penserebbero con la stessa frequenza con cui rimuginano su cibo e sonno. Dunque sarebbero, a detta degli studiosi, più salutisti che sessuomani. "In effetti però - precisa la Tiberi - gli uomini sono più portati a pensare al sesso, perché nel sesso maschile ciò non è collegabile ad alcun moralismo. Per gli uomini è possibile avere pensieri sessuali senza vivere sensi di colpa. Nelle donne questa libertà ancora non esiste".

L'analisi di Conley e colleghi ha anche sfatato il mito della problematicità dell'orgasmo femminile, ricordando uno studio pubblicato nel libro "Families as They Really Are" (W.W. Norton and Co., 2009) e condotto chiedendo a 12.925 persone di parlare della propria vita sotto le lenzuola: dalle risposte è emerso che nelle relazioni stabili le donne nel 79% dei casi raggiungono il piacere tanto quanto l'uomo. Tuttavia, sottolinea la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, presidente della Sipsies, Società internazionale di psichiatria integrativa e salutogenesi di Roma, è pur vero che "le donne hanno fisiologicamente meno orgasmi degli uomini, in parte per una questione anatomica ed in parte per una questione psicologica".

Penultimo mito da sfatare: secondo la tradizione, il sesso occasionale piacerebbe più ai maschi che al gentil sesso. Falso anche questo. In un esperimento condotto nel 1989 dai ricercatori Rusell Clarck ed Helaine Hatfield era stata provata l'esistenza di una differenza di genere nella risposta agli approcci casuali (il 75% degli uomini avvicinati da una sconosciuta avevano acconsentito alla possibilità di farci sesso, mentre la percentuale di donne "disponibili" all'avventura di una notte con uno sconosciuto era dello 0%), e questa differenza poteva essere spiegata, secondo i ricercatori, col fatto che donne e uomini attribuissero, per motivi psico-biologici, un significato diverso alla cosa.

Secondo Conley invece le donne dicono di no solo perché sono più selettive: saprebbero insomma riconoscere a vista d’occhio un partner sessualmente poco soddisfacente. Questo comportamento, spiega lo studioso, ha origine nella loro minore capacità di raggiungere un orgasmo, il quale dipende in gran parte dalle doti amatorie dell'uomo. La 'Pleasure Theory', dunque, dice che uomini e donne agiscono entrambi in base alla ricerca dell'occasione in cui provare il massimo piacere. "E' sempre un gioco delle parti", precisa la Lucattini. "Le donne sono spesso molto attive nell'essere 'cacciate' e far sentire l'uomo 'predatore'. Vi è in loro un grande piacere nel gestire e organizzare dietro le quinte l'occasionalità delle relazioni maschili, facendo apparire le proprie molto più stabili di quello che non siano in realtà".

Infine, la capacità di scegliere accuratamente il partner e conquistarlo, fin qui riconosciuta più alle femmine che ai maschi. Nel 2009 Eli Finkel, ricercatore della Northwestern University, ha invece dimostrato su Current Directions in Psychological Science che entrambi i sessi sono abili a costruire il rapporto con la persona desiderata, autoimponendosi piccoli sacrifici e attuando il cosiddetto 'effetto Michelangelo', ovvero il raggiungimento dell'intesa a colpi di scalpello, come si fa con una scultura.

Secondo la ricerca, uomini e donne sarebbero dunque entrambi esigenti, perseveranti e pignoli quando si tratta di scegliere il partner, e lo scettro di 'cacciatrici perfette' non spetterebbe alle rappresentanti del sesso femminile.

"Fin dall'adolescenza però - conclude la Lucattini - le donne si addestrano nella ricerca del compagno migliore, sia sessuale che sentimentale, e sono estremamente attive nella caccia dell'uomo giusto. Una volta scelto, sono bravissime a suscitare il suo interesse e a condurlo a sé, attraverso una seduzione spesso non vistosa ma per questo non meno efficace".  Qualcosa di attendibile nei luoghi comuni, dunque, c'è. Come diceva Voltaire, "Se abbiamo bisogno di leggende, che queste abbiano almeno l'emblema della verità.Sono presenti 0 commentiVisualizza tutti i commenti

giovedì 27 ottobre 2011

Sponsorizzazioni creative. CONTRO LA CRISI DIVISE FIRMATE PER I VIGILI URBANI DI NAPOLI

L'Unione Industriali di Napoli "avvierà un'attività di sensibilizzazione del mondo imprenditoriale napoletano e nazionale per assicurare al Corpo della Polizia Municipale, nel 2012, l'opportuna e completa dotazione delle divise e delle armi di ordinanza".
Lo prevede un accordo firmato dall'assessore alla Sicurezza del Comune di Napoli, Giuseppe Narducci, e dal presidente dell'Associazione imprenditoriale, Paolo Graziano.
La fornitura si rende necessaria per le esigenze del Corpo, considerando che l'ultima dotazione di divise risale al 2006 e attualmente vi sono circa 600 agenti privi di adeguato vestiario.

mercoledì 26 ottobre 2011

Lingua italiana. ADOTTA UNA PAROLA, GRAN SUCCESSO DELL'INIZIATIVA LANCIATA DALLA DANTE ALIGHIERI


La Rete si mobilita per la campagna in favore della lingua italiana promossa sul proprio sito www.ladante.it dalla Società Dante Alighieri in accordo con quattro dei più importanti dizionari dell’uso dell’italiano contemporaneo - Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli -: a poco più di una settimana dal “lancio” di “Adotta una parola”, sono oltre settemila i lemmi adottati da scuole, studenti, docenti o semplici simpatizzanti, italiani e stranieri. Una bizzarria? «No - spiega il linguista Massimo Arcangeli, curatore del progetto e Responsabile scientifico del PLIDA -, piuttosto un’opportunità perché parliamo anche di diversità culturale e la lingua, indubbiamente, ne è parte integrante. Adottare una parola può costituire una vera e propria missione civile e culturale, oltre a rappresentare un modo di ridare senso ai tanti piccoli gesti simbolici di cui si ha sempre bisogno». Una missione che finora sembra aver conquistato gli aspiranti nuovi “custodi” della nostra lingua.

martedì 25 ottobre 2011

Scaffale. SOLDI RUBATI di Nunzia Penelope

In tempo di ruberie, sprechi e caste, segnalo l'eccellente lavoro di Nunzia Penelope, la prima vera inchiesta sui devastanti costi dell'illegalità in Italia. "Soldi Rubati”, edito da Ponte delle Grazie, è un libro che cade a pennello in questo drammatico momento per il Paese. 

Poiché i numeri sono eloquenti, basta riportarne alcuni evidenzianti dalla Penelope. 


Dicono che “Soldi Rubati” dovrebbe essere adottato in tutte le scuole della Repubblica come testo di Educazione Civica. D'accordo perché ci sono tutte le ragioni per indignarsi.
900 milioni i tagli della finanziaria alla giustizia.
Ciascun contribuente in regola paga 3.000 euro l’anno in più a causa dell’evasione;
Negli ultimi 30 anni il lavoro dipendente ha pagato tasse maggiori per 870 miliardi di euro;
L’evasione accertata, ma non recuperata, ammonta alla stratosferica somma di 450 miliardi di euro;
L’Italia riscuote solo il 10,4 per cento dell’evasione. La Romania ben il 64 per cento!
Il lavoro nero produce una ricchezza che ammonta a 154 miliardi, pari al 7 per cento del Pil;
Quasi 3 milioni di lavoratori in nero nel 2009;
I morti del lavoro ci costano 43 miliardi l’anno, pari al 3,21 per cento del Pil;
Ci vorrebbero 25 miliardi di euro per rimettere a norma il territorio italiano, mentre il fatturato datato 2009 delle ecomafie è di 20,5 miliardi;
L’industria del falso sottrae 130.000 lavoratori all’economia regolare arrecando un danno di 18 miliardi di euro;
Ammonta a 35.000 euro annui la tassa tangente e debito per ogni cittadino;
600 milioni di euro il valore delle truffe nella sanità l’anno scorso;
L’indebitamento dei comuni e province ammonta a 62 miliardi di euro. Ossia 1.300 euro a persona e 4 punti di Pil;
36 miliardi l’esposizione degli enti locali sui prodotti finanziari derivati;
500-700 miliardi di euro lo stock di capitali italiani nascosti all’estero;
37.000 le segnalazioni di operazione sospette di denaro arrivate alla Banca d’Italia nel 2010;
Il peso delle diverse mafie pesa per il 10 per cento sul Pil nazionale;
20 miliardi provengono dalla sola usura;
La sgradita presenza delle organizzazioni criminali è costata tra il 1977 e il 2007 la perdita di 15-20 punti di Pil pro capite;
268 milioni il costo delle intercettazioni nel 2009;:
16 miliardi di patrimonio complessivo dei beni confiscati alle mafie al gennaio 2011;

lunedì 24 ottobre 2011

ADDIO SIC

"Tutti avremmo voluto avere i tuoi riccioli..."

Gene Gnocchi, il Rompipallone - Gazzetta dello Sport, 24 ottobre 2011