Reclame

giovedì 2 febbraio 2012

EDITORIA, INCHIOSTRO AMARO. LA CRISI DEI GIORNALI FRA CHIUSURE E SUSSIDI COL CONTAGOCCE

di Antonietta Demurtas per Lettera 43.it

Se come, scriveva il filosofo tedesco Friedrich Hegel, «il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno», quello contemporaneo potrebbe diventare completamente ateo vista la morìa di riviste e quotidiani che ogni giorno stampano la loro ultima copia e spariscono dal mondo dell'informazione. Così è successo a Liberazione, a Sardegna24, a City. Così temono il Manifesto, il Foglio, Europa e Il Riformista e almeno 100 altre testate cartacee e radiotelevisive che rischiano di essere spazzate via dalla crisi, dallo switch off e dalle sforbiciate del governo Monti.

IN TRE ANNI 37 AZIENDE IN STATO DI CRISI. Dal 2009 a oggi sono state 37 le aziende editoriali a cui il ministero del Lavoro ha riconosciuto lo stato di crisi, concedendo di mandare in prepensionamento 591 dipendenti e1.210 giornalisti in cassa integrazione straordinaria e di applicare a ben 1.019 lavoratori i contratti di solidarietà.
Una cura da cavallo che non è bastata a guarire il sistema dell'informazione sempre più in difficoltà. E così anche nel 2012 lo scenario rischia di essere uguale o peggiore di quello del 2011: serrate, redazioni decimate dalle ristrutturazioni, ricavi della pubblicità in continuo calo, blocco del turn over, aumento del precariato. E altri stati di crisi: Rcs periodici oltre a dover assorbire i giornalisti di City, ha già firmato l'accordo per altri 22 prepensionamenti, Il giornale di Sicilia ne ha chiesti 11, Il Sole 24 Ore e Radiocor hanno attivato i contratti di solidarietà, che a breve saranno applicati anche a Radio24 e alle Guide del Sole.

LE CONVENZIONI DI FORNITURA DELL'ANSA. Infine l'Ansa che a gennaio ha chiuso lo stato di crisi e ne ha chiesto un altro per far fronte ai 7 milioni di euro di tagli da parte dallo Stato, con il quale l'agenzia aveva numerose convenzioni di fornitura di servizi per ambasciate e ministeri. «Lo Stato è il suo principale committente e negli ultimi anni i tagli hanno superato i 12 milioni di euro mettendo in crisi l'azienda», racconta a Lettera43.it Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa (Fnsi).
Ad alimentare la crisi non sono infatti solo l'avvento dei nuovi media, la gratuità della Rete, i giovani che leggono sempre meno i quotidiani. A pesare sono soprattutto i tagli all'editoria da parte dello Stato.

IL CASO ECLATANTE DI CIARRAPICO. Compresi quei sussidi nati per evitare che la circolazione delle idee venisse appaltata solo a chi ha i mezzi, e finiti spesso nelle mani sbagliate di editori improvvisati e disonesti. Il caso che ha coinvolto Giuseppe Ciarrapico, colpevole, secondo l’accusa, di aver truffato 45 milioni di euro alle casse dello Stato costituendo cooperative editoriali fasulle e incassando finanziamenti ai quali non aveva diritto, è solo l'ultimo caso di illecito nel mondo dell'editoria.

IL MONITO DEL PREMIER MONTI. Tanto che il 29 dicembre anche il presidente del Consiglio Mario Monti ha parlato della necessità di una «bonifica dei criteri di erogazione». Anche se «è impensabile eliminare completamente i contributi, che sono il lievito dell’informazione pluralistica, sarebbe però altrettanto superficiale», ha concluso, «chiudere la questione lasciando le cose immutate, per di più in un momento in cui ogni euro speso deve essere sottoposto a verifica».

LA NECESSITÀ DI MAGGIORI CONTROLLI. Un controllo serrato che auspica anche Siddi: «Sono tante le società che si sono costituite per avere poter ottenere facili, servono criteri di verifica più severi senza colpire l'intero sistema che va invece ripulito e tutelato».
Per ora la prima toppa è stata messa dal regolamento Bonaiuti attivo da inizio gennaio che per stabilire l'erogazione dei contributi all'editoria si propone di prendere in considerazione il numero di lavoratori assunti dal giornale e calcolare, anziché le copie stampate, quelle vendute escludendo anche tutte quelle cedute in stock a 50 centesimi ciascuna per fare numero.
Intanto però la campana di allarme è già suonata per l’editoria di partito, di cooperativa, di idee e non profit, che in attesa della riforma rischia di scomparire per mancanza di liquidità. Secondo i calcoli della Fnsi entro fine 2012  potrebbero chiudere almeno un centinaio di testate, già 30 nei prossimi mesi «e tante altre sono border line», denuncia Siddi.
A rischio sono Liberazione, che dopo il naufragio in edicola cerca di approdare online, il Manifesto che è in mano ai liquidatori, l'Unità alla disperata ricerca di un acquirente, Finanza e mercati di Editori per la Finanza, che fa capo al costruttore Danilo Coppola, uno dei furbetti dell'operazione Bnl. Ma anche La Cronaca di Piacenza e di Cremona che dal 22 gennaio hanno sospeso le pubblicazioni, il quotidiano Informazione-il Domani che dal prossimo primo febbraio non sarà più in edicola dopo l'annuncio dell'azienda Editoriale Bologna Srl che metterà 36 giornalisti delle tre redazioni di Bologna, Modena e Reggio Emilia in cassa integrazione.


TAGLI DEI CONTRIBUTI DEL 45%. I problemi però sono annosi, gli ultimi in ordine di tempo sono i tagli lineari fatti con la legge di stabilità al fondo per l’editoria che, a fronte di un fabbisogno pari a 160 milioni di euro, nel 2012 è per ora di circa 52 milioni di euro. «Negli ultimi tre anni il taglio tra contributi diretti e indiretti è stato del 45%», dice il segretario della Fnsi.
A questo intervento, in poco meno di un mese, si è aggiunto quello contenuto nel decreto salva-Italia che all’articolo 29 ha stabilito la fine dei contributi diretti all’editoria a partire dal 2014.

BLOCCO TURN OVER. «Negli ultimi due anni si sono persi 700 posti di lavoro su 18.500 per la ristrutturazione. Nel 2011 per la prima volta nella storia abbiamo avuto un saldo negativo di 250 unità tra i licenziamenti e nuovi assunti. Quest’anno, senza i contributi pubblici, rischiamo di perdere altri 400 posti di lavoro», dice Siddi, che non parla più di «salvare realtà editoriali da un'ondata di crisi, ma di gestire situazioni di crisi senza ritorno». A cui si aggiunge ora «la preoccupazione per la radiotelevisione locale a causa del passaggio dall'analogico al digitale, che ha creato molte più realtà lasciando però la stessa fetta del mercato pubblicitario da spartire», dice a Lettera43.it Andrea Camporese, presidente dell'Inpgi (l'ente di previdenza dei giornalisti).

SETTE ANNI FA IL DECLINO. «I trend però sono negativi e lo sono da anni», riconosce Camporese. «Il declino dell'occupazione nella carta stampa è nato sette anni fa, molto prima della crisi». Una diminuzione degli occupati per anni totalmente compensata e superata dalla crescita dell'occupazione nel sistema della radiotelevisione locale e degli uffici stampa pubblici.
Un'ancora di salvataggio che ormai da tre anni  «non riesce a compensare le perdite nella carta stampata», osserva Camporese: «Si sono fermati a circa 2 mila gli occupati degli uffici stampa pubblici e a 2 mila quelli della radiotelevisione locale. Si è saturato un mercato». M
INPGI FONDO SOLO PER ALTRI 600. Ad accudire i prepensionati però ci pensa l'Inpgi che gestisce un Fondo finanziato dallo Stato con 20 milioni di euro l’anno, a cui si aggiunge un versamento dell'editore che paga un contributo straordinario del 30% del costo del singolo pensionamento anticipato.
Una risorsa che seppur cospicua sta per finire: «Oggi la capienza del fondo è minore, più della metà è già state usate nel 2011, nei prossimi due o tre anni la quota di prepensionamenti che possiamo sostenere non va oltre le 600 persone», dice Camporese.

UN INVITO ALLA PARSIMONIA. L'invito è quindi alla parsimonia nell'uso dello strumento. «Gli editori dovrebbero stare attenti a non sprecare tutte le risorse per gli ammortizzatori sociali, che vanno usati per fronteggiare esigenze reali», sottolinea Siddi.
«I prepensionamenti vengono invece spesso usati come valvola di sfogo», critica il segretario della Fnsi. «Serve lealtà e responsabilità nel negoziato, senza alterare gli equilibri di mercato. Gli editori non devono farsi concorrenza sleale tra loro».

NO AI FURBETTI DELL'EDITORIA. Con troppa facilità, infatti, si chiede spesso lo stato di crisi, che tra l'altro, grazie alla legge 416/8, è riconosciuto all'azienda editrice senza l’applicazione dei criteri economico-finanziari previsti per tutti gli altri comparti industriali.
Insomma no ai furbetti dell'editoria, «che hanno pulsioni di gigantismo o che per curare le loro velleità politiche creano realtà editoriali poco credibili», denuncia Siddi.

IMPORRE DELLE FIDEIUSSIONI DI DUE ANNI. La proposta dell'Fnsi è di arginare questo fenomeno imponendo delle vere e proprie fideiussioni «di almeno due anni per garantire una continuità al progetto messo su senza scaricarlo subito sulle spalle della collettività in caso di fallimento», dice il segretario della Federazione, che sulla rapida chiusura di Sardegna24, il quotidiano diretto da Giovanni Maria Bellu, ex condirettore dell'Unità, lamenta proprio la mancanza di capacità imprenditoriale, «è logico che con 250 mila euro di capitale non si va avanti, siamo stufi di vedere editori improvvisati». Visto il processo di devastazione in corso, «bisogna cautelarsi da chi vende illusioni e fa operazioni pirata».
a se a soffrire di più sono le piccole realtà, anche quelle grandi continuano a inviare segnali non rassicuranti. Come scriveva Georges Clémenceau, «i giornalisti sono come le donne: le amanti che non domandano niente sono quelle che costano di più».
Sebbene infatti non usufruiscano di finanziamenti pubblici, grandi gruppi come Ansa, Hachette Rusconi, Mondadori, Rcs Periodici, Rcs quotidiani, Il Sole 24 Ore e l'Espresso negli ultimi tre anni  hanno chiesto lo stato di crisi e ottenuto il permesso di prepensionare 352 persone su 591 autorizzazioni concesse dal ministero a tutte e 37 le aziende editoriali richiedenti.

venerdì 27 gennaio 2012

STIPENDI MONSTRE: GALLINARI (8 MILIONI ALL'ANNO) INSIDIA ROSSI

di ETTORE LIVINI per Repubblica.it

giovedì 26 gennaio 2012

EDITORIA: PROTESTA MULTIMEDIALE PER CITY, OCCUPATO IL SITO

La redazione di City, riunita in assemblea, ha proclamato lo stato di agitazione permanente e varato un pacchetto di «proteste multimediali: occupazione del proprio sito web, profilo facebook, colonna degli sms». L'iniziativa - si legge in una nota del cdr - «è stata decisa dalla redazione dopo l'annuncio della sospensione delle pubblicazioni del quotidiano free press di Rcs Mediagroup entro la fine di febbraio. Da oggi quindi sia sul sito del giornale che su Facebook sono disponibili gli aggiornamenti sullo stato della protesta. Chi vuol dire 'no alla chiusura di City' può scrivere all'indirizzo city rcs.it o mandare un sms al 342411173: i messaggini saranno pubblicati sul giornale». «La redazione - si legge ancora - ha anche deciso di sospendere i turni di ribattuta e si scusa con i lettori che non potranno avere a disposizione sul giornale del giorno dopo le notizie di tarda serata, come i risultati delle partite di calcio. Il cdr ringrazia tutti i colleghi e i lettori per la tangibile dimostrazione di solidarietà dimostrata nei confronti di chi lavora a City».

giovedì 19 gennaio 2012

MUSICA, ADDIO A BIGAZZI AUTORE DI GRANDI SUCCESSI

Se n'è andato un mito. A chi ha qualche anno in meno del sottoscritto il nome di Giancarlo Bigazzi non dirà nulla. E' stato uno dei più importanti compositori italiani. A lui si devono  straordinari successi come Lisa dagli occhi blu, Rose Rosse, Gloria. Ma fu chi adolescente negli anni '70 lo ricorda membro, sotto copertura, degli Squallor, il complesso più dissacrante, blasfemo e volutamente volgare degli ultimi anni. Gli Squallor, di cui Bigazzi fu autore prolifico, hanno all'attivo ben quattordici album, tutti rigorosamente censurati. Dietro all'apparente coprolalia si celava una vis satirica che sbeffeggiava vizi e malcostumi della cosiddetta "Prima Repubblica". Buona parte di questi momenti comici, insieme ad alcune battute famose, sono recitati e cantati in napoletano, tuttavia il gruppo non aveva una collocazione geografica.

L'articolo da Repubblica.it
Lutto nel mondo della musica. Giancarlo Bigazzi, compositore, paroliere e produttore discografico, è morto questa notte all'età di 71 anni. Da qualche giorno era ricoverato nell'ospedale Versilia di Viareggio. Tra i successi che portano la sua firma ricordiamo Rose rosse, Lisa dagli occhi blu, Ti amo, Gloria, Si può dare di più, Gente di mare, Self control, Gli uomini non cambiano.
Nato e vissuto a Firenze, Bigazzi è stato uno dei più prolifici autori della nostra canzone, ma nel corso della sua lunga carriera aveva lasciato il segno anche come produttore discografico e scopritore di talenti. Dalla fine degli anni Sessanta a oggi ha firmato brani per grandi interpreti della musica italiana come Massimo Ranieri, Adriano Celentano, Ornella Vanoni, Milva, Loretta Goggi, Gianni e Marcella Bella, Mia Martini, Francesco Guccini, Umberto Tozzi, Gianni Morandi, Enrico Ruggeri, Pupo. Alla fine degli anni Sessante scrisse Luglio per Riccardo Del Turco e Lisa dagli occhi blu cantata da Mario Tessuto. Nel decennio successivo, in collaborazione con Totò Savio, realizzò per Massimo Ranieri Vent'anni e Erba di casa mia e poi Eternità cantata dalla Vanoni e dai Camaleonti e Montagne verdi di Marcella Bella. Tra gli interpreti dei suoi brani anche i Ricchi e poveri, Nino Ferrer, Caterina Caselli, Loretta Goggi. Nel 1971 insieme al paroliere Daniele Pace, il musicista
Totò Savio, i discografici Alfredo Cerruti e Elio Gariboldi costituì il gruppo degli Squallor: una goliardata fra amici nelle intenzioni dei creatori che avrà un inaspettato successo venticinquennale. Per gli Squallor Bigazzi scrisse tutti i testi e ne interpretò qualcuno, apparendo come attore nei due film del gruppo, Arrapaho e Uccelli d'Italia. Tra gli anni Ottanta e Novanta, spesso in collaborazione con l'autore e amico Beppe Dati, produsse e scrisse i brani che porteranno al successo Raf, Marco Masini, Paolo Vallesi, Aleandro Baldi, Alessandro Canino. Fu inoltre autore di colonne sonore: Mery per sempre e Ragazzi fuori di Marco Risi, Mediterraneo di Gabriele Salvatores.
La salma di Bigazzi arriverà questa sera alla Badia Fiesolana (San Domenico, Fiesole) dove da domattina sarà aperta la camera ardente. I funerali si svolgeranno domenica, sempre alla Badia Fiesolana.

lunedì 16 gennaio 2012

IL BOCA JUNIORS SI VESTE DI BIANCONERO: RIVOLTA TRA I TIFOSI

Il Boca Juniors sarà bianconero, per un mese. Il club argentino ha svelato la maglia a strisce bianconere, simile a quella della Juventus, che userà solo per le partite di gennaio. Per gli Xeneizes è un ritorno al passato: anno 1905 in cui il Boca Juniors vestiva così. Ai tifosi della Bombonera, che considerano il blu e l'oro colori sacri, però, l'iniziativa non è piaciuta ed è scoppiata la polemica a Buenos Aires.

La nuova divisa debutterà martedì contro il San Lorenzo e poi verrà utilizzata in uno dei due Superclasicos contro il River Plate in programma il 25 e il 29 gennaio. 

(Fonte: sportmediaset.it)

venerdì 13 gennaio 2012

NASCE L'AGENZIA DI VIAGGI PER IL TURISMO DEDICATO AI SORDI

CASTELLAMMARE DI STABIA Promossa da una cooperativa sociale

Nasce l’agenzia di viaggi specializzata nel turismo per sordi

Propone pacchetti di vacanze ed escursioni in tutto il mondo con servizi nella lingua dei segni

di Francesco Gravetti per "Comunicare il sociale"

NAPOLI - Nasce a Castellammare di Stabia la prima agenzia di viaggi specializzata nel turismo per disabili. Promossa dalla cooperativa sociale onlus «Archeosannio», l’agenzia si chiama «Pellegrini e viaggiatori» e sarà specializzata in servizi per il turismo sociale, con un’offerta specifica nell’ambito del turismo religioso, del turismo scolastico e del turismo per disabili.
ASSISTENZA - In particolare, ci sarà un servizio dedicato a tutti i sordi italiani, attraverso la presenza in sede di un operatore in Lingua Italiana dei Segni (Lis); la commercializzazione di pacchetti di viaggio ed escursioni comprensivi di servizi in Lingua dei Segni; la ricerca e la commercializzazione di strutture alberghiere dove sia ordinariamente presente un assistente lis. «Quello dei servizi turistici per disabili è un mercato poco battuto nel quale abbiamo intenzione di inserirci con forza, a partire dall’ambito dei servizi turistici per sordi. È davvero anomalo che, a fronte di un numero elevatissimo di persone con bisogni omogenei non esista alcuna offerta organica per i sordi italiani. “Pellegrini e viaggiatori” si propone di riempire questo “vuoto”», dichiara il direttore tecnico Gianvincenzo Nicodemo.
MESSENGER - L’agenzia, in particolare, promuove un servizio turistico in Lingua dei Segni presso la propria sede il giovedì e sabato mattina, il venerdì pomeriggio. Disponibile anche un servizio su messenger.

giovedì 12 gennaio 2012

STORIA E COLORI DEL CALCIO IN UN GUARDAROBA

Un museo del calcio in un guardaroba? Si può. Basta stipare centinaia di magliette di squadre italiane ed estere nel mobile dei casa e il gioco è fatto. Sarà per mancanza di spazio o perché qualcuno in famiglia non vuole troppa roba tra i piedi, Lucas Longoni, attaccante argentino del Siracusa, ha trovato questa soluzione ideale. Pare che nei due metri quadrati di armadio ci sia di tutto: dalle maglie indossate da Pelé e Maradona alle casacche della Serie A, fino a quelle delle squadre di Lega Pro.
Nella foto, prelevata dal sito sportmediaset.it, Longoni è in posa vicino al suo particolarissimo archivio storico. Le combinazioni cromatiche sono di sicuro effetto.  

giovedì 5 gennaio 2012

UN TOPO IN UNA LATTINA DI PEPSI? IMPOSSIBILE, SI SAREBBE SCIOLTO

Un topo dentro una lattina di Pepsi? «Impossibile, si sarebbe sciolto»
Illinois, un uomo trova un ratto nella bibita e fa causa,
la società fornisce una risposta inquietante

di Emanuela Di Pasqua per Corriere.it

MILANO – La Pepsi questa volta dovrà affilare le proprie armi e preparare una difesa convincente per fronteggiare l’azione legale intrapresa da un signore dell’Illinois che incolpa il celebre marchio di aver lasciato un topo morto in una bottiglietta di gassosa. Ad aggravare la situazione è stata la reazione del brand, che ha scartato la bizzarra possibilità, sostenendo che se fosse vero il roditore si sarebbe dissolto.
Correva l’anno 2009 quando il signor Ronald Ball acquistò da un distributore una fresca lattina di gassosa della Pepsi, per l’esattezza una dissetante Mountain Dew al limone. Ma subito Ball si rese conto che c’era qualcosa di strano e il presagio sfociò presto in una terribile scoperta: un topolino morto nella sua gassosa. Ball iniziò a vomitare e si sentì malissimo, non si sa se per la suggestione del terribile ritrovamento o per le conseguenze igieniche della presenza del roditore. Ronald Ball subito si mise in contatto con un numero telefonico per segnalare il grave incidente e un esperto della Pepsi arrivò prontamente nel luogo dell’accaduto per analizzare l’animale, requisendo la prova e spiegando successivamente l’impossibilità dell’accaduto: “Il topolino si sarebbe già trasformato in gelatina se il racconto fosse vero”.
Lo sfortunato consumatore dell’Illinois a questo punto decide di trascinare in tribunale Pepsi, chiedendo un risarcimento di 50 mila dollari sul quale è chiamato a rispondere il giudice della contea statunitense di Madison, Dennis Ruth. A prescindere dalla dichiarazione inquietante dell’azienda, le capacità di dissoluzione della bevanda sarebbero spiegate dai cosiddetti oli vegetali bromurati, brevettati come ritardanti di fiamma e proibiti in tutta Europa. In realtà queste sostanze sarebbero consentite in maniera molto limitata negli Stati Uniti e sarebbero contenute in molte bibite, tra le quali la Fanta e la stessa Mountain Dew. Ragion per cui la tesi difensiva di Pepsi ha le sue fondamenta, anche se per certi versi l’idea del topo morto ridotto in gelatina è ancor più inquietante.
Comprensibilmente la querelle legale tra il signor Ball e Pepsi ha suscitato molta curiosità, vuoi per gli aspetti bizzarri vuoi perché si tratta di un classico caso di reputation che può nuocere non poco al marchio. Tra i commenti dei lettori c’è chi consiglia i consumatori di avere sempre una macchina fotografica sotto mano, per immortalare ipotetici topi e prove schiaccianti, e c’è anche chi polemicamente (e non sempre educatamente) fa notare lo strano comportamento di Ronald Ball, che dopo aver trovato un topolino nella sua lattina continua tranquillamente a berne il contenuto.

mercoledì 4 gennaio 2012

IL GUERIN SPORTIVO COMPIE CENTO ANNI

di Matteo Marani per http://blog.guerinsportivo.it/

Tutto cominciò grazie a sei ragazzi di Torino. Studenti, scrittori, giovani intellettuali di una città cha da capitale politica del Paese si andava trasformando in laboratorio culturale del Novecento italiano, culla dell’automobile e del pensiero liberale, simboleggiato in seguito da Piero Gobetti. Nacque per spirito di scommessa quel primo numero del Guerin Sportivo, uscito nelle edicole del Regno d’Italia il 4 gennaio 1912, mutuato dal francese Echo des Sports, finito solo pochi mesi prima nelle mani di Giulio Corradino Corradini, il nostro papà.
Costava 5 centesimi di lira. L’euro neppure se lo immaginavano, Giovanni Giolitti e gli altri ministri. Ma lo spirito polemico, nel senso più alto e nobile del termine, lo caratterizzò subito, fin dalle colonne iniziali. Si leggeva in quella prima pagina: «Guerin Sportivo non è un deputato socialista, seguirà il suo programma». Sfrontato, irriverente, libero come sarebbe rimasto lungo l’intero secolo di vita. La sua missione divenne ben presto quella di dire e scrivere ciò che gli altri fogli sportivi omettevano. Non a caso, sotto forma di pseudonimo, molti giornalisti famosi hanno scritto su queste pagine ciò che gli era negato altrove. Un’essenza, un esprit, per dirla con i francesi, sopravvissuta a due guerre mondiali, a una cinquantina di governi e a nove Papi, uno dei quali, Paolo VI, ne fu assiduo lettore e per il quale coniò persino un celebre motto: “Il Guerin Sportivo è come Giovenale, che castigat ridendo mores (scherzando fustiga i costumi)”.
Questo lungo preambolo per dire che il 2012 non sarà soltanto un grandissimo anno di sport, arricchito da Olimpiadi ed Europei, nonché da moltissimi eventi sportivi ai quali è dedicata questa guida speciale. Ma sarà anche contrassegnato da una ricorrenza storica e straordinaria per l’editoria italiana: il Guerin Sportivo compie infatti 100 anni di vita il 4 gennaio, unico periodico sportivo del Paese ad avere varcato la soglia del secolo. Un traguardo storico, a suo modo davvero eccezionale. È anche il più antico rotocalco sportivo al mondo da quando, anno 2004, l’inglese Punch ha chiuso i battenti.
È stato il palcoscenico di Carlin Bergoglio e di Gianni Brera, qui hanno scritto nel dopoguerra Camilla Cederna, Dario Fo, Stefano Benni, Giancarlo Fusco e Luciano Bianciardi, che curò addirittura una rubrica fissa coi lettori sino agli ultimi giorni della sua vita, esattamente quarant’anni fa. Un giornale che in tempi più recenti ha toccato i picchi di vendita con le direzioni di Italo Cucci e Marino Bartoletti e che ha continuato a ospitare il meglio del pensiero e della cultura sportiva, oggi rappresentata dalle rubriche di Gianni Mura, Roberto Beccantini e Adalberto Bortolotti.
Ma se c’è un dato, una ragione sociale, che differenzia il Guerin Sportivo da ogni altra pubblicazione, è il suo rapporto con i lettori. Non due parti distinte e separate, ma una comunione continua, totale, inaugurata già in quel primo numero del 1912. La sezione si chiamava “Senta Guerino”, dove esporre idee e critiche, in un’epoca in cui i giornali venivano ancora ideati da pochi eruditi nei caffè letterari. Il Guerino, oltre ai grandi giornalisti che lo hanno scritto e confezionato in questo secolo, a partire dal genio romagnolo del Conte Alberto Rognoni negli anni Sessanta, è stato tenuto su dalla passione sfrenata dei suoi fedelissimi lettori.
Si chiama Guerin Sportivo perché si ispira, nella visione voluta dai fondatori, al Guerin Meschino, eroe carolingio, roba di Cavalieri medievali. Ma qui, declinato nello sport, il guerriero si arma dello staffile, della penna con cui punge e trafigge i potenti nel nome della giustizia. E da quello spirito è mosso ancora oggi. Cento anni di Guerin Sportivo sono da festeggiare. Se si aggiunge il bellissimo anno di sport in arrivo, la gioia raddoppia.

lunedì 2 gennaio 2012

Riforme. IL FUTURO DEI COLLEGHI PUBBLICISTI

di Enzo Iacopino

L’Italia è un Paese di giuristi, altro che di allenatori di calcio. Poteva il presidente
dell’Ordine nazionale sottrarsi a tale esercizio? Poteva e doveva, in verità. Un po’ per
ruolo e molto per carattere.
So che in giro c’è tanta gente che ritiene che basti apparire per esistere.
Personalmente credo che le dichiarazioni vadano centellinate anche se rilasciarle
costa la fatica di un fiato, mentre lavorare per costruire richiede un impegno
energetico maggiore. Notti passate alla Camera dei Deputati per sollecitare
ragionevolezza su aspetti non marginali; riunioni per spiegare le conseguenze di
questa o quella parola. Niente medaglie, per carità: fa parte del dovere. Come quello
di tacere davanti a qualche, troppe volgarità.
So anche che un numero ancor più consistente di persone afferra un microfono (o la
tastiera di un computer), fa dichiarazioni roboanti sulla nave che affonda, ma subito
dopo considera “inopportuna” una riunione per una riflessione comune sui problemi
che riguardano l’Ordine: vengono prima torroni e panettone, cotechino e lenticchie!
Ma quando le dichiarazioni di alcuni determinano un turbamento crescente nella
categoria, allora il presidente dell’Ordine ha il dovere di fare chiarezza. Con un
pizzico di ironia (tanto per tentare di alleggerire la spiegazione, necessariamente
lunga e noiosa, nonostante il mio modo di scrivere, e di parlare, poco istituzionale),
finalizzata anche a tenere desta l’attenzione e con la consapevolezza che ci sarà
qualche “giurista” (le virgolette sono volute) che polemizzerà, forte delle sue
convinzioni, ovviamente più “fondate” degli studiosi del diritto ai quali il presidente
dell’Ordine si è rivolto.
Che cosa sta circolando sul web, in particolare. Molto. Segnaliamolo per punti,
cercando di fare chiarezza.
1) L’Odg è stato sciolto o verrà sciolto dal 31 dicembre 2011.
2) No, l’Odg verrà sciolto dal 13 agosto 2012.
3) Dal 13 agosto 2012 chiunque scriverà più di dieci (!!!!!) articoli potrà essere
denunciato per esercizio abusivo della professione
4) No, non verrà sciolto l’Odg, ma potranno farne parte solo quanti hanno
superato l’esame di Stato, cioè i professionisti.
5) I pubblicisti? Saranno spazzati via, non avendo fatto l’esame di Stato.
6) No, non saranno cancellati, ma non sarà possibile iscrivere nuovi pubblicisti,
neanche quanti hanno già concluso o stanno per concludere il percorso,
previsto dalla legge vigente, di due anni di collaborazione continuativa e
retribuita per chiedere l’iscrizione all’apposito elenco.
Non ho ancora ricevuto la richiesta sfera di cristallo (sapete tutti che durante le
feste le Poste hanno dei ritardi maggiori) e, quindi, non so dove chi scrive queste
cose abbia tratto queste informazioni (me lo sento già il polemista di turno:
scherza sui disagi dei colleghi!)
Quel che so è che mi è capitato di confrontarmi con qualche ministro e anche con
un pubblicista illustre, incontrato per caso: Mario Monti. Fa il presidente del
Consiglio – “fino a che il Parlamento lo vorrà”, dice lui stesso con sottile ironia –
e né lui né i suoi ministri hanno cominciato a lavorare al DPR che ci
regolamenterà (penso che a lui lo avrebbero detto). Di più, il presidente Monti,
quando gli ho consegnato la “tessera d’onore” – introdotta dal mio predecessore
Lorenzo Del Boca il quale al Quirinale la promise a Carlo Azeglio Ciampi mi ha
detto di essere “commosso, molto commosso” perché lui è un pubblicista, avendo
scritto 3 o 4 articoli (sappiamo tutti, è bene precisarlo per evitare che qualche
cultore del diritto chieda di aprire un’indagine su quella iscrizione, che di
commenti il professor Monti ne ha scritto decine per non dire centinaia).
Quindi non so dove siano state attinte queste informazioni.
Veniamo alle notizie, non alle illazioni o alle chiacchiere:
- Il 13 agosto 2010, l’allora ministro Giulio Tremonti presenta un decreto nel
quale si legge: “Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati.
entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per
recepire i seguenti principi: ….”
- Il successivo maxiemendamento, confluito nella legge n.183/2011, prevede
che la riforma degli Ordini non avvenga più con legge, ma con “decreto delResta ferma la data del
Presidente della Repubblica emanato ai sensi …..”.
13 agosto 2012.
- Il governo Monti modifica ulteriormente la norma, aggiungendo il seguente
periodo “e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012”. In sostanza, varato o
no il decreto, le normative vigenti sarebbero state abrogate da quella data.
- La Camera (e il Senato conferma) modifica tale norma, inserendo all’articolo
33 un comma 5 bis. Questo: “Le norme vigenti sugli ordinamenti.
professionali in contrasto con i principi di cui al comma 5, lettere da a) a
g), sono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del
regolamento governativo di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del
13 agosto 2012”
Che cosa dicono, in sintesi, le lettere da a) a g) dell’articolo 33 comma 5:
a) L’accesso alle professioni è libero, ci deve essere autonomia e indipendenza di
giudizio, non ci può essere numero chiuso o limitazione territoriale per
l’attività (tranne eccezioni);
IL NOSTRO ORDINE SI FONDA SU QUESTI PRINCIPI
b) Prevede l’obbligo della formazione continua, con conseguenti sanzioni
disciplinari a chi si sottrae;
IL NOSTRO ORDINE E’ GIA’ SU QUESTA STRADA, SIA PER I
PROFESSIONISTI CHE PER I PUBBLICISTI. SONO STATI
PREPARATI VOLUMI ED E’ IN AVANZATO STADIO LO STUDIO DI
UNA FONDAZIONE CHE SI OCCUPERA’ PROPRIO DI QUESTO
c) è necessario fare un tirocinio (al “tirocinante dovrà essere corrisposto un equo
compenso di natura indennitaria”). Il tirocinio non può essere più lungo di 18
mesi;
A parte la terminologia che fa emergere che i giornalisti sono finiti per caso in
un provvedimento che riguarda professioni che esercitano attività economica,
IL NOSTRO ORDINE PREVEDE CHE IL TIROCINIO (noi lo
chiamiamo praticantato) DURI 18 MESI.
C’è, quindi, la necessità di una integrazione sui tempi di formazione per gli
aspiranti pubblicisti;
d) parla del compenso spettante al professionista che deve essere pattuito per
iscritto, in base alla complessità dell’incarico;
e) prevede l’obbligo di una assicurazione “a tutela del cliente”;
IL NOSTRO ORDINE HA ESPLORATO, DUE ANNI FA, LA
POSSIBILITA’ DI FARE UNA CONVENZIONE CON UNA
ASSICURAZIONE:
possa estendersi questo obbligo ai giornalisti.
CHI SAREBBE IL CLIENTE? La ratio della norma è evidente: un
commercialista che sbaglia una maxi dichiarazione, un ingegnere, un
dentista….
f) prevede che le funzioni disciplinari vengano, a livello territoriale o nazionale,
esercitate da organi diversi rispetto a quelli che hanno funzioni amministrative;
PER QUEL CHE RIGUARDA NOI, SIGNIFICA CHE – AD ESEMPIO
ACCANTO AL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO DOVRA’
ESSERCI UN NUOVO ORGANISMO E COSI’ ACCANTO AL
CONSIGLIO NAZIONALE:
c’erano già in Parlamento proposte, elaborate
dall’Odg, tese a snellire l’iter dei procedimenti disciplinari. Occorrerà capire chi
farà parte di questi organismi.
g) rende pienamente libera la pubblicità informativa sulle qualità e i titoli
professionali.
Ora che sappiamo di che cosa stiamo parlando, veniamo alle risposte a quei
quesiti iniziali:
1) E’ escluso che l’Ordine venga sciolto, il 31.12.2011 o il 13.08.2012. Non c’è
nulla nelle norme da a) a g) che lo preveda. Anzi, c’è sostanzialmente
2) (vale anche come risposta quanto scritto sopra)
3) Perché verrebbe denunciato chi scriverà più di 10 articoli? E perché 10 e non
8? O non 12: si può negare, oltre che il diritto ad una mela al giorno, anche il
diritto ad un articolo al mese? Penso di no. Non solo perché c’è la Costituzione
della Repubblica, ma soprattutto perché non c’è nulla nelle norme vigenti,
4) Chiarimento complessivo che vale anche per i punti 5 e 6:
La legge in vigore prevede l’abrogazione delle norme esistenti solo nelle parti
che sono in conflitto con le lettere da a) a g) dell’articolo 33 comma 5. Il
legislatore non ha scritto, ad esempio, che vengono abrogate le norme che
siano in contrasto con quanto previsto dall’articolo 33 comma 5 fino alla lettera
g) compresa. Ma solo con quanto dettato dalle lettere da a) a g).
Il primo capoverso del comma 5, dunque, non è richiamato: era questo che
faceva riferimento all’esame di Stato ed è questo che aveva indotto i
colleghi pubblicisti ad una ribellione sacrosanta, che ho cercato di
rappresentare al presidente Monti, pubblicamente nel corso della
conferenza stampa e, sia pur brevemente, in privato.
Sia chiaro, non so come finirà. So che non accetterò
la mortificazione di questa professione con la
penalizzazione dei colleghi pubblicisti.
So, per quel po’ di cultura giuridica che ho e di informazioni che ho
assunto, che nessuno può richiamare legittimamente quel primo capoverso
del comma 5 dell’articolo 33.
IL LEGISLATORE NON LO HA FATTO (non so se per distrazione,
come qualcuno potrebbe ipotizzare, o per una sensibilità della quale sento
il bisogno di dare merito ai due relatori delle commissioni Bilancio e
Lavoro della Camera dei Deputati).
SO CHE L’ALLARMISMO CHE CIRCOLA
IN QUESTE ORE NON SI FONDA SULLE
NORME, MA SU CATTIVE O PARZIALI
INFORMAZIONI.
Spero, con questa nota (diramata con un ritardo per il quale mi scuso,
avendo come attenuante l’impegno di ieri con il presidente Monti) di aver
dato un contributo ad un recupero di serenità.
Fermo restando il dovere, di tutti noi, di seguire senza distrazioni questa
questione (magari una pausa per farci gli auguri di buon anno, che rivolgo
a tutti quanti leggeranno questa lunghissima nota, ce la possiamo
permettere)
ripeto nelle norme non nelle illazioni, che giustifichi una affermazione
simile.
confermato che restano in vigore, in assenza del DPR, le normative vigenti
ad eccezione di quelle in contrasto con quanto previsto dalle lettere a), b),
c), d), e), f), g) del citato articolo 33 comma 5.
è estremamente costosa, ma resta da capire se davvero